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Postcard | Faro in Solitaria

Amici cari ciao,

sono da poco tornata da quello che è stato il viaggio in solitaria più lungo che io abbia mai fatto e dire che sono ancora un po’ sottosopra è dir poco. Ho passato otto giorni a girare per l’Andalusia, per i suoi colori, per la sua musica, a parlare con la sua gente, ad innamorarmi di questa terra di cui avevo sentito parlare ma che, dopo averla vissuta in prima persona, mi è rimasta un po’ nel cuore.

Ecco quindi che non potevo non parlarvene qui, non potevo non farvi vedere che posti pazzeschi, che colori, che costruzioni magnifiche mi sono trovata di fronte. Voglio andare in ordine cronologico e partire da Faro, che lo so, non è in Andalusia ma i voli su Faro costavano di meno, okay?
Sono atterrata in terra portoghese un caldo e soleggiato sabato di fine agosto (nota, per gli spostamenti da e per l’aeroporto vi consiglio di prenotarvi una macchina perché altrimenti rischiate di impiegarci una vita per fare qualcosa come 5km – io ho usato Welcome Pickups e mi sono trovata benissimo e il prezzo è quello di un normale taxi) e, sapendo che avrei avuto a disposizione nemmeno 24 ore, ho iniziato subito a girare per la città.

Il centro è davvero piccolo e si sviluppa tutto attorno alla zona del porticciolo. La città vecchia è graziosa e molto tipica, case bianche, strade di ciottolato, ceramiche, pietre, dettagli in legno e fiori, fiori dappertutto – e vi avviso, questo sarà il file rouge di tutto il viaggio. L’impressione che ho avuto è quella di una città silenziosa, tranquilla e anche un po’ povera. Gran parte della cittadina (e della zona) vive di turismo e in particolar modo in queste zone c’è una gran quantità di vacanzieri del nord Europa, per i quali Faro è un po’ il punto di arrivo/partenza per visitare tutta la zona dell’Algarve (la ragione in cui si trova, per l’appunto, Faro).

Come vi dicevo, sono rimasta meno di 24 ore e vi direi che sono più che sufficienti per avere un’idea della città. Quello che vi consiglio è di passeggiare per le viette della città vecchia, che è racchiusa in mura di origine romana, in breve tempo vedrete tutto quello che c’è di interessante: la Cattedrale, la piazza principale, il centro con le sue vie strette e irregolari, in cui si alternano negozi multinazionali a negozietti super cute come questo qui sotto, che vengono prodotti tipici, sia cibo che ceramiche. Ceramiche che, ho scoperto poi, sarebbero diventate una nuova fissazione.

Un’altra zona che vi consiglio da vedere è quella del porticciolo. C’è una passeggiata lungomare molto graziosa in cui io ho trovato un carinissimo mercatino dell’artigianato e in cui ho comprato e assaggiato il mio primo pastel de nata ever – not vegan friendly ma dovevo provarlo e sarò totalmente onesta, non mi ha entusiasmato più di molto. E’ un pasticcino di pasta sfoglia e crema pasticcera cotta. Moooooolto dolce. Tanto dolce. Forse per me estremamente dolce.

Un’ultima menzione food-related, il cibo (così come penso la vita in generale) costa poco, comprare frutta costa pochissimo e io mi sono ritrovata in questo localino chiamato Papaya a mangiare un’insalatona grande come la mia testa e a pagarla poco più di cinque euro (a Milano con cinque euro ti danno solo la lattuga, per farvi un’idea).

Last but not least vi consiglio un giro al Jardim da Alameda João de Deus, un parchetto grazioso in cui i pavoni girano tra la gente proprio come fossero piccioni.

La mia esperienza portoghese è giunta alla fine in breve tempo, ma nel frattempo è iniziata quella spagnola. Ed è stata molto, molto exciting!
To be continued 🙂

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